Accademia Italiana del Sei Sigma

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XV CONFERENZA NAZIONALE DELL’ACCADEMIA ITALIANA DEL SEI SIGMA: UNA SINTESI DEI LAVORI

February 14, 2019

 

Nel corso dell’Inaugurazione dell’Anno Accademico 2018 e nell’ambito della XV Conferenza Nazionale sul Sei Sigma tenuta a Torino il 23 Marzo 2018, dal titolo “LA TRASFORMAZIONE CULTURALE DELLE COMPETENZE PER AFFRONTARE LA REALTÀ DI INDUSTRIA 4.0” una audience rappresentativa del mondo produttivo, del mondo
accademico e anche di associazioni ed enti che si occupano di promuovere e supportare l’innovazione nel Paese, si è confrontata sul tema. Segue una sintesi dell’evento.

 

L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Unione Industriali Torino,
Assoknowledge e AICQ Nazionale. Numerose le chiavi di lettura: organizzativa,
formativa e culturale che hanno contraddistinto gli interventi.
Dopo l’introduzione svolta da Riccardo Rosi, vice direttore Unione
Industriali Torino, la parola è passata a Enrico Pisino Head Of Product
Innovation – FCA Group che ha presentato “Mobilità sostenibile e Industria
4.0: sfide ed opportunità”, seguito poi da Guido Nierop, DFSS Deployment
Manager – FCA Group che ha presentato un caso aziendale: “Applicazione
del “Design For Six Sigma nello sviluppo del prodotto auto” e infine Roberto
Mattio, direttore Risorse Umane e Organizzazione di Pininfarina S.p.A. che
ha parlato del capitale umano nell’IoT.
Dopo questi interventi, sono stati organizzati due tavoli di lavoro con
la partecipazione attiva di tutti i presenti alla conferenza.

I due tavoli hanno lavorato in parallelo sui temi “Le nuove competenze per affrontare la sfida di Industria 4.0” e “La formazione essenziale per le nuove sfide di Industria4.0”.Nel pomeriggio poi, è stata organizzata la tavola rotonda dal titolo:“Confronto sul cambiamento paradigmatico dell’education nelle impreseper effetto del mutato scenario competitivo”.

Guido Ciatti di 5C Strategy che conduce il tavolo di lavoro insieme a
Tommaso Luchetti di FCA Group e Emanuele Mendola dell’Università
La Sapienza di Roma, pone una serie di domande seguite da una serie di
interventi da parte dei partecipanti.
Le nostre imprese dispongono di una forza lavoro per l’Industria 4.0?
Ma come è possibile trasferire una cultura della conoscenza nell’organizzazione
dell’impresa?
Quali sono gli elementi di criticità che avete riscontrato o che pensate
di dover affrontare all’interno della vostra azienda per affrontare in maniera
vincente l’Industria 4.0?
Quali sono le nuove competenze che le persone devono sviluppare per
emergere e sopravvivere?
Viene ribadita l’importanza fondamentale delle soft skill (autonomia,
fiducia in se stessi, flessibilità/adattabilità, resistenza allo stress, capacità di
pianificare ed organizzare, apprendere in maniera continuativa, conseguire
obiettivi, essere intraprendente/spirito d’iniziativa, capacità comunicativa,
problem solving, team work, leadership). Queste saranno indispensabili per
affrontare il cambio organizzativo e culturale che si sta verificando nelle
attività quotidiane dell’Impresa 4.0. In parallelo stiamo assistendo alla
scomparsa di molti skill.
“Più che la capacità di trovare risposte occorre quella di trovare le
domande: un atteggiamento fondamentale della ricerca scientifica da calare
nella struttura aziendale”. Anche qui, il punto dolente sembrano essere le
competenze: “non basta essere digital natives per sapersi muovere nel
mondo del lavoro”.
Cosa devono fare le aziende per essere al passo coi tempi?
Diversi gli interventi su questo tema:
“In questo momento che possiamo ritenere di transizione tra i vecchi e
i nuovi modelli organizzativi, è molto importante il fattore della comunicazione”.

“Siamo di fronte a un cambio di paradigma: il gioco cambia, abbiamo
forza lavoro? Tutti gli oggetti industriali avranno un’intelligenza che deve
essere progettata e chi fa recruitment deve tener conto di questo tipo di
competenze o deve capire se quella risorsa avrà le capacità per affrontare
questo nuovo lavoro”.
Da qui possiamo dedurre che i Paese più avanzati avranno un impatto
negativo, inferiore rispetto a quelli dove il lavoro è di basso profilo e può
essere facilmente sostituito dalle macchine.
“Anche chi progetta deve avere sensibilità verso il cliente. Pensiamo ad
esempio al mondo del turismo ma anche a chi progetta un’autovettura che
in futuro, non verrà più acquistata ma utilizzata via car sharing nelle città del
domani”.
“Dimentichiamo le funzioni e le attività e pensiamo ai processi. Sono
i processi a creare valore e a incidere sulla soddisfazione del cliente.
Dobbiamo creare competenze effettive sui processi”.
“Oppure pensiamo ad Ocado il supermercato on-line che non ha punti
vendita. In questo contesto occorrono nuove figure professionali per capire
il cliente che naviga su Internet. In un supermercato tradizionale è tipicamente
il responsabile del punto vendita che pensa a come presentare il
prodotto sullo scaffale. Adesso è tutto virtuale. Le funzioni organizzative
sono cambiate. Quali competenze portare in azienda per affrontare questo
cambiamento?”
Quali sono le nuove competenze che le persone devono sviluppare per
emergere e sopravvivere?
“Le competenze devono essere considerate all’interno del contesto
lavorativo, il piccolo artigiano non ha bisogno degli analytics, ciò che è
importante e fa la differenza è la flessibilità”.
Si è poi affrontato il tema della gestione delle diverse generazioni. Oggi
nelle aziende coesistono generazioni degli anni ’50-’60 con nativi digitali
che hanno introdotto una vera e propria rivoluzione culturale. Attraverso le
nuove tecnologie il modo di interagire è cambiato.
“Dobbiamo parlare di apprendimento più che di formazione. La via di
uscita è trovare il dialogo tra le generazioni; è la squadra che porta il risultato
indipendentemente dall’età. Le generazioni devono interagire, i giovani
imparano dai più anziani ma anche i più anziani imparano le nuove
tecnologie e i nuovi modi di comunicare dai più giovani. Innovazione,
intelligenza emotiva, connettività, comunicazione sono tutti elementi per
comunicare tra generazioni e team interculturali”.

 

“La cultura del Sei Sigma è la linfa dell’Industria 4.0. Sei Sigma tra le
altre cose ci insegna che non si devono dare soluzioni ma prima si devono
capire ed esplicitare i problemi”.

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